Siamo alla corte di Mantova nel 1500.

Il Duca ha organizzato uno dei suoi soliti festini e se la spassa alla grande facendo il tafano con ogni donna che incontra, tanto “Questa o quella per me pari sono” – dice.

Ma l’allegria della festa è interrotta bruscamente dall’arrivo del Conte di Monterone: è lì per chiedere giustizia e pretende di parlare col Duca che gli ha…dunque, nell’800 avrebbero detto: sedotto/ disonorato/ insidiato/ attentato alla virtù della figlia, insomma…ci siamo capiti, no?

Ma ecco che sbuca fuori Rigoletto, il buffone di corte (pure un po’ gobbo, poveraccio) che lo deride e lo umilia davanti a tutti. 

Monterone si infuria tremendamente e maledice il Duca e il suo buffone.

“Orrore!” risponde Rigoletto! Da questo momento in poi la maledizione sarà per lui una vera ossessione.

Finita la festa, si avvia verso casa e…cammina, cammina, incontra un losco figuro: è Sparafucile, un sicario (con un nome così che mestiere poteva mai fare?) che gli offre i suoi servigi. 

“No, grazie” dice Rigoletto “ma nel caso avessi bisogno di te, lasciami pure la tua mail”, e lo manda via.

Rimasto solo, Rigoletto comincia a riflettere: Pari siamo”, lui usa il pugnale, io uso la lingua per ferire, faccio il buffone. Ma è uno schifo lavorare a corte! Ad ogni schiocco di dita del Duca devo far ridere tutti, a nessuno importa dei miei sentimenti! Li odio!!! Meno male che quando arrivo qui, a casa, c’è quell’angelo di mia figlia Gilda e tutto diventa migliore!”.

Rigoletto ama immensamente sua figlia ma per proteggerla la rinchiude in casa, sorvegliata a vista dalla domestica Giovanna. Può uscire solo per andare in chiesa. 

Rigoletto ama talmente tanto sua figlia che per proteggerla la rinchiude in casa, sorvegliata a vista dalla domestica Giovanna. Può uscire solo per andare in chiesa.

“Gilda, tesoro mio!” – “Ciao papi”

“Hai fatto la brava?” – “Sì, papi”

“Non sei uscita di casa, vero?”- “No, papi”

“Brava! Ora devo andare, fatti dare un bacio”.

Rimasta sola Gilda si sente in colpa. 

“Cavoli, non ho detto a papà che mi sono innamorata di un giovane sconosciuto che vedo tutte le domeniche in chiesa…” 

E mentre lei ha gli occhi a cuoricino, è talmente presa dai sui sogni d’amore che non si è mica accorta che qualcuno si è intrufolato in casa: è il Duca, sotto mentite spoglie, che da buon dongiovanni inizia provarci spudoratamente; e Gilda, tutta casa e chiesa com’è, ci casca come una pera (anche perché ha riconosciuto in lui il giovane domenicale).

“Adunque amiamoci, donna celeste” le dice lui, ma quando sono sul più bello ecco che si sentono dei rumori dalla strada.

“Oddio! È mio padre! Addio, addio, devi andare ma prima ti prego, dimmi almeno il tuo nome”. E dato che al Duca la fantasia non manca: “Gualtier Maldè…studente sono… e… povero.” 

Ma bravo! Ora Gilda è rimasta sola e parte letteralmente per la tangente:

riempie pagine e pagine del suo diario segreto con dediche, disegnini e canzoncine romantiche rivolte al “Caro nome…” del suo innamorato.

riempie le pagine rosa del suo diario segreto con disegnini e canzoncine romantiche dedicate al “Caro nome…” del suo innamorato.

Ed è talmente presa/concentrata che quando la banda di cortigiani mascherati le piomba in casa per rapirla non fa neanche in tempo di realizzare la cosa che è già a palazzo.

ATTO II

Il Duca intanto si dispera perché ha saputo che gli hanno portato via il suo giocattolo nuovo (Ella mi fu rapita!). 

Ma ecco che sbucano i cortigiani: “Uè, và che l’abbiamo rapita per te, è di là che ti aspetta”. 

“Yeeeeeeeeeeeeeee!” urla il Duca e si sparaflessha nei suoi appartamenti.

Nel frattempo arriva Rigoletto che cerca disperatamente sua figlia. Ovviamente non è scemo, capisce subito come sono andate le cose e aggredisce i cortigiani senza pietà (“Cortigiani, vil razza dannata”); quando vede che però non c’è nulla da fare, li supplica in ginocchio di aiutarlo e ridargli sua figlia.

[E qui scattano i fazzoletti]

Le porte si spalancano. E Gilda si precipita in lacrime fra le braccia del padre: “Papi, papi, il Duca mi ha ingannata e mi ha anche tolto l’onore (per mantenere il linguaggio dell’800)”. 

“Cosa?????” dice Rigoletto infuriato, e da questo momento giura a sé stesso “vendetta, tremenda vendetta”.

ATTO III

Rigoletto non può credere che dopo tutto quello che è successo Gilda sia ancora innamorata del Duca, e allora decide di portarla con sé davanti alla locanda di Sparafucile (il sicario). Si mettono a spiare dalle fessure nel muro, e cosa vedono? Il Duca che fa il provolone con la sorella di Saprafucile, Maddalena. 

“Non ci credo!” dice Gilda “ la chiama“Bella figlia dell’amore”, si è dimenticato di me”. Lei è a pezzi.

Rigoletto se ne esce con la massima preferita di ogni genitore: “Te l’avevo detto io!”, e ordina a Gilda di partire per Verona. 

Poi dice a Sparafucie: “è questo l’uomo che voglio morto. Tornerò a mezzanotte per gettare il suo cadavere nel fiume”. Ed esce.

Con tutte le volte che Gilda poteva disubbidire al padre, proprio questa doveva scegliere? Non parte per Verona ma torna alla locanda per scoprire che Sparafucile ha promesso alla sorella di uccidere al posto del Duca la prima persona che giungerà a chiedere riparo entro la mezzanotte.

Gilda, decisa a sacrificare la sua vita per l’uomo che ama, entra nella taverna e non riconosciuta viene pugnalata a morte.

È mezzanotte e Rigoletto torna alla locanda pronto a gustarsi la sua vendetta. Sta per gettare il sacco col cadavere nel fiume ma ecco che si sente una voce in lontananza che intona “La donna è mobile”, la melodia che cantava sempre il Duca. 

Ma se il Duca sta cantando chi c’è dentro al sacco? 

Rigoletto lo apre e scopre il corpo della povera Gilda che muore fra le sue braccia. A lui non resta che un ultimo grido di disperazione “Ah! la maledizione!”

PARTE I 

C’era una volta il popolo degli ebrei…che in preda alla paura si nasconde nel tempio di Gerusalemme e attende l’arrivo ormai imminente del re di Babilonia Nabucodonosor (per gli amici Nabucco) che dove passa distrugge ogni cosa e fa tutti schiavi.

Meno male che c’è Zaccaria (per gli amici…Zaccaria), guida spirituale del popolo ebraico: “Non temete, Dio è dalla nostra parte” e mostra a tutti Fenena, figlia di Nabucco, catturata e fatta schiava a Gerusalemme.

Irrompe Nabucco nel tempio: “Prostratevi ebrei o faccio un casino!”

Zaccaria: “Col cavolo, vattene tu o ti ammazzo la figlia!”

“No!”, “Sì!”, “No!”, “Sì!”

Colpo di scena, interviene Ismaele, un giovane ebreo (nipote del re di Gerusalemme) innamorato di Fenena (ricordiamolo, figlia del re nemico) che ferma Zaccaria e salva la fanciulla.

Col suo gesto però ha condannato il suo popolo: gli ebrei vengono catturati e resi schiavi dall’esercito di Nabucco.

PARTE II

Nabucco è di nuovo in guerra e durante la sua assenza ha ceduto la corona alla figlia Fenena.

“Figlia, bada tu al regno e agli schiavi fin quando torno”, 

“Ok papi!”. Ok, ma a modo suo! Perché nel mentre si converte all’ebraismo e inizia a liberarli tutti, gli schiavi.

Questo manda su tutte le furie Abigaille, sua sorella, già inviperita perché aveva appena trovato uno scritto che le rivelava di essere in realtà figlia di una schiava.

Ora ce l’ha col mondo intero e l’unica cosa che le interessa è impadronirsi del potere!

(Abigaille):”Sei una traditrice, dammi la corona!” urla alla sorella.

(Fenena): “Sei matta? Me l’ha data papà!”

(Abigaille): “Chissà poi perché a te e non a me? Dammela!”

(Fenena) “È mia e me la tengo!”

Tira e molla, tira e molla finché…arriva Nabucco.

“Datemi la corona! Prostratevi ai miei piedi e d’ora in poi non sarò solo il vostro re ma il vostro Dio”.

Manco ha finito la frase che un fulmine lo colpisce, gli toglie la corona e lo fa diventare pazzo.

PARTE III

Abigaille si è finalmente impossessata della corona e del potere, e siede sul trono tutta contenta.

Arriva Nabucco in camicia da notte e con lo sguardo perso e lei, subito lo costringe a firmare la condanna a morte degli ebrei.

Lui la accontenta ma subito dopo si accorge di aver fatto una cavolata: “Mannaggia, Fenena!”

Eh già, così ha condannato anche sua figlia e, pentito, chiede pietà almeno per lei.

Intanto, sulle sponde dell’Eufrate, gli ebrei prigionieri intonano un canto di nostalgia per la patria perduta, “Va’, pensiero, sull’ali dorate”, ma Zaccaria li scuote un po’: “Cos’è sta lamentela? Siamo diventati femminucce? Abbiate fede in Dio, il nemico sarà annientato e avremo giustizia”.

PARTE IV 

Nabucco è deciso a salvare la figlia Fenena ma è imprigionato. Prova invano ad aprire la porta ma quando si rende conto che è tutto inutile si inginocchia e prega il Dio di Giuda chiedendo perdono. Ed ecco che un manipolo di soldati viene in suo aiuto, gli porge la spada e gli offre il suo aiuto per riconquistare il trono.

Gli ebrei vengono liberati da Nabucco e la perfida Abigaille, sconfitta, si toglie la vita. Appena prima di morire però chiede perdono a Dio e…vissero tutti felici e contenti. 

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